sábado, 20 de abril de 2013

Poli Tecnologici: l'Università nazionale come protagonisti di questo presente storico

Per Marcos Munoz * Nodo Creazione Comahue Audiovisual Technology presso l'Università Nazionale di Comahue è una realtà, il primo nella provincia di Neuquén, il quarto nel Polo Nord Patagonia Tecnologia e l'ultimo nodo aperto a livello nazionale, raggiungendo un totale di 42 nodi in tutto il paese. La scritta sulla legge nazionale sulla Audiovisivi Servizi di Comunicazione viene controllata quotidianamente. L'adempimento della parola è sostenuta da un forte impegno del governo nazionale a continuare democratizzazione dell'accesso alle varie regioni del nostro paese la produzione di contenuti audiovisivi, l'accesso alle università nazionali come coordinatori dei nodi e delle organizzazioni legate a questo settore in un ruolo attivo di partecipazione e di decisione. In questo senso e per la prima volta nella storia della democrazia in Argentina e in Sud America, le Università nazionali assumono un ruolo che la pena di notare come coordinatori di uno spazio diversificato ed eterogeneo che coinvolge le organizzazioni legate alla produzione audiovisiva. La presenza dell'università pubblica come chiave politico attore credibilità eccezionale cittadinanza nel periodo democratico attuale fornisce informazioni sufficienti per riflettere sull'importanza di questa presenza nella costruzione di un nuovo paradigma di democrazia comunicativa e il legame tra università , la società e la democrazia. Che l'università pubblica si sente e vuole essere protagonista del suo tempo ci permette di inferire una crescita sostanziale di coloro che lavorano in essa comprendere l'impegno per la società in termini di azione collettiva e di azione discorsiva, e viceversa. Durante il decennio infame degli anni Novanta, l'impressione che il governo aumentare privatizzazione del settore audiovisivo ha una struttura commerciale forte con i fornitori prevalentemente privati. A seguito della promulgazione della legge sui media nel mese di ottobre 2009, questo settore che usato per avere uno sviluppo ineguale iniziato insieme una nuova fase, senza dubbio, la rinascita dopo decenni di atti evidenti di distruzione che iniziano con le politiche autoritarie e distruttive dell'ultimo governo dittatoriale fino all'arrivo sulla scena politica di Nestor Kirchner. Decenni senza che lo Stato nazionale le condizioni che generano questo settore prezioso potuto mostrare tutto il suo potenziale e, non da ultimo, con la chiara intenzione di nuocere, favorendo l'apertura del mercato o display locali tutti quei prodotti in scatola da prevalentemente Hollywood, gli aumenti di trigger dei costi degli input, creando disoccupazione e Capital Federal incentrati sui principali poche opportunità di produrre per sbarcare il lunario. La presenza dell'università nazionale aggiunge nuove prospettive per un dibattito già complesso come un nuovo modo di pensare la televisione ricco di contenuti, di una TV che opera in favore dei diritti umani, della democrazia, inclusione sociale, da sviluppo più equo in sviluppo di contenuti tra le regioni di un grande paese, che genera nuove risposte e nuove domande a una mente che ci sfida costantemente come cittadini e come collettivo americano e allo stesso tempo catturare l'attenzione di un pubblico difficile grado di prevedere in termini di bisogni. C'è, è che lo scenario che le sfide, l'università pubblica sono a voler salvare il loro meglio e renderlo disponibile per una società che valorizza l'incontro proposto, Paka Paka, TV pubblica, TV INCAA ma vogliono limitare altri progetti perché sicuramente grandi idee audiovisivi possono anche provenire dal 42 nodi di tecnologia audiovisiva. Negli ultimi anni, e in particolare dopo il funzionamento del Programma Tecnologico polacchi, produttori audiovisivi provenienti da varie regioni d'Argentina, stanno scommettendo di non migrare verso i centri urbani a perseguire i loro sogni, rimanendo nelle loro case. In questo contesto, l'apertura del nodo Comahue, il numero 42 a livello nazionale, è una realtà che produce alta qualità per l'enorme potenziale di risorse umane nella regione, e sarà anche generare più posti di lavoro, opportunità di formazione e sviluppi della ricerca mercato audiovisivo in Alta Valle e l'interno della provincia di Neuquén. * Laurea in Comunicazione. Audiovisivi Tecnologia Coordinatore Nodo Comahue Estensione e Segretario della Facoltà di Lettere e Filosofia presso l'Università Nazionale di Comahue. Polo Nord Patagonia tecnologia audiovisiva. Email: marcosnqn@hotmail.com Facebook: Marcos Munoz.

Technological Poles: the national university as protagonists of this historical present

For Marcos Munoz * Node Creation Comahue Audiovisual Technology at the National University of Comahue is a reality, the first in the province of Neuquén, the fourth in the North Pole Patagonia Technology and the last node opened nationwide, reaching a total of 42 nodes in all the country. The writing on the National Law on Audiovisual Communication Services is checked daily. The fulfillment of the word is backed by a strong national government's commitment to continue democratizing access to the various regions of our country audiovisual content production, access to national universities as coordinators of nodes and related organizations in this sector in an active role of participation and decision. In this sense and for the first time in the history of democracy in Argentina and in South America, the National Universities take on a role that is worth noting as coordinators of a diverse and heterogeneous space involving organizations linked to the audiovisual production. The presence of the public university as a key political actor credibility outstanding citizenship in the current democratic period provides sufficient information to reflect on the importance of this presence in the construction of a new paradigm of communicative democracy and the link between university , society and democracy. That the public university feels and wants to be the protagonist of his time allows us to infer a substantive growth of those who work in it understanding the commitment to society in terms of collective action and discursive action, and vice versa. During the infamous decade of the nineties, the impression that the government boost audiovisual sector privatization had a marked commercial structure with predominantly private providers. Following the enactment of the Media Law in October 2009, this sector that used to have an uneven development started along a new stage, arguably, the rebirth after decades of clear acts of destruction starting with authoritarian and destructive policies of the last Government Dictatorial until the arrival on the political scene of Nestor Kirchner. Decades without the National State the conditions that generate this valuable industry could show its full potential and, not least, with the clear intention to harm, favoring the opening of the market or local displays all those canned goods from mainly Hollywood, trigger increases in input costs, creating unemployment and Federal Capital concentrating on the few opportunities to produce to make ends meet. The presence of the national university adds new perspectives to a debate already complex as a new television thinking rich with content, a TV that works in favor of human rights, democracy, social inclusion, by more equitable development in content development between the regions of a large country, which generates new answers and new questions to a mind that constantly challenges us as a collective and as American citizens and at the same time capture the attention of an audience difficult able to predict in terms of needs. There, is that scenario that challenges, the public university are to want to rescue their best and make it available to a society that values ​​the proposed meeting, Paka Paka, Public TV, TV INCAA but want to restrict other projects because surely audiovisual great ideas can also come from the 42 nodes Audiovisual Technology. In recent years, and particularly since the functioning of Technological Poles Programme, audiovisual producers from various regions of Argentina, are betting not to migrate to urban centers to pursue their dreams by staying in their homes. In this context, the opening of Comahue node, the number 42 nationally, is a reality that will produce high quality for the huge human resource potential in the region and will also generate more employment, training opportunities and research developments audiovisual market in the Upper Valley and the interior of the province of Neuquén. * Degree in Communications. Audiovisual Technology Coordinator Node Extension Comahue and Secretary of the Faculty of Humanities at the National University of Comahue. North Pole Patagonia Audiovisual Technology. Email: marcosnqn@hotmail.com Facebook: Marcos Munoz.

jueves, 18 de abril de 2013

Polos Tecnológicos: las universidad nacionales como protagonistas de este presente histórico

Por Marcos Muñoz* La creación del Nodo Audiovisual Tecnológico Comahue en la Universidad Nacional del Comahue es una realidad, el primero en la provincia de Neuquén, el cuarto en el Polo Tecnológico Patagonia Norte y el último Nodo inaugurado a nivel nacional, alcanzando un total de 42 Nodos en todo el país. Lo escrito en la Ley Nacional de Servicios de Comunicación Audiovisual se comprueba a diario. El cumplimiento de la palabra está respaldado por un fuerte compromiso del Gobierno Nacional en seguir democratizando el acceso de las diversas regiones de nuestro país a la producción de contenidos audiovisuales, el acceso a las universidades nacionales como coordinadoras de nodos y las organizaciones vinculadas de este sector en un rol activo de participación y de decisión. En este sentido y por primera vez en la historia de la democracia de Argentina como en la de América del Sur, las Universidades Nacional adquieren un protagonismo que vale la pena resaltar como coordinadoras de un espacio diverso y heterogéneo en el que participan organizaciones vinculadas a la producción de audiovisuales. La presencia de la universidad pública como un actor político clave de destacada credibilidad ante la ciudadanía en el tiempo democrático vigente proporciona suficientes elementos para reflexionar sobre la importancia de esta presencia en la construcción de un nuevo paradigma de la democracia comunicativa y de la vinculación entre universidad, sociedad y democracia. Que la universidad pública se sienta y quiera ser protagonista de su tiempo nos permite inferir de un crecimiento sustantivo de quienes trabajan en ella entendiendo al compromiso con la sociedad en términos de acción colectiva y de acción discursiva, y viceversa. Durante la infame década de los noventa la impronta que impulso el gobierno privatizador al sector audiovisual tuvo una estructura marcadamente comercial con predominio de prestadores privados. Tras la sanción de la Ley de Medios en octubre de 2009, este sector que supo tener un desarrollo desigual comenzó a transitar una nueva etapa, podría decirse, el renacimiento tras décadas de claros actos de destrucción arrancando con las políticas autoritarias y destructoras del último Gobierno Dictatorial hasta la irrupción en la escena política del Néstor Kirchner. Décadas sin que el Estado Nacional generara las condiciones para que este valioso sector pudiera mostrar todo su potencial y, por si fuera poco, con la clara intención de perjudicarlo, favoreciendo la apertura del mercado interno o pantallas locales a todos aquellos productos enlatados provenientes, principalmente de Hollywood, encareciendo los costos de los insumos, generando desempleo y concentrando en Capital Federal las pocas posibilidades de producir para llegar a fin de mes. La presencia de las universidad nacionales suma nuevas miradas a un debate ya de por sí complejo como es el de pensar una nueva televisión rica con contenidos, una televisión que trabaje a favor de los derechos humanos, de la democracia, de la inclusión social, por un desarrollo más equitativo en la elaboración de contenidos entre las regiones de un país extenso, que genere nuevas respuestas y nuevos interrogantes a un presente que permanentemente nos interpela como colectivos de ciudadanos y como latinoamericanos y que al mismo tiempo capte la atención de una audiencia difícil de poder predecir en términos de necesidades. Allí, es ese escenario que desafía, las universidad públicas se presentan a querer rescatar lo mejor de sí y ponerlo a disposición de una sociedad que valora las propuesta de Encuentro, Paka Paka, TV Pública, INCAA TV pero sin querer restringir otros proyectos porque seguramente grandes ideas audiovisuales también podrán surgir de los 42 Nodos Audiovisuales Tecnológicos. En estos últimos años, y en particular desde el funcionamiento del Programa Polos Tecnológicos, los productores audiovisuales de las diversas regiones de Argentina, están apostando a no emigrar a los grandes centros urbanos para poder concretar sus sueños quedándose en sus lugares de residencia. En ese contexto, la inauguración del Nodo Comahue, el número 42 a nivel nacional, es una realidad que producirá en alta calidad por el enorme potencial del recurso humano en la región y, además, generará más empleo, espacios de capacitación y desarrollos en investigación en el mercado audiovisual de la zona del Alto Valle y en el interior de la provincia de Neuquén. *Licenciado en Comunicación Social, egresado de la Universidad Nacional de Cuyo. Coordinador del Nodo Audiovisual Tecnológico Comahue, UNComahue. Polo Audiovisual Tecnológico Patagonia Norte.

martes, 9 de abril de 2013

Entró en funcionamiento el Nodo Comahue del Polo Patagonia Norte de la TV Digital

Con un fuerte hincapié en la necesidad de integrar a todo Neuquén y reflejar realidades sociales de la región, ayer, a la tarde, en el Salón Azul de la Biblioteca Central de la Universidad Nacional del Comahue, se realizó el lanzamiento del Nodo Audiovisual Tecnológico Comahue, el cuarto que se abre en el polo Patagonia Norte, administrado por la mencionada Casa de Altos Estudios y la Universidad Nacional de Río Negro, y el primero que se abre en la provincia. El Nodo forma parte del Programa Polos Audiovisuales Tecnológicos impulsado por el Consejo Asesor del Sistema Argentino de Televisión Digital Terrestre en acuerdo con las Universidades Nacionales y será coordinado por el secretario de extensión de la Facultad de Humanidades de la UNCo, Marcos Muñoz, junto a un equipo de trabajo. En el acto estuvieron presentes, además de Muñoz, María Álvarez Vicente y Vivian Elem del Programa Polos; el Secretario de Extensión de la Universidad, Licenciado Víctor Retacco; y realizadores audiovisuales, escritores, periodistas, artistas, diseñadores, actores, camarógrafos, organizaciones sociales y radios, entre varios de los sectores que pueden participar de esta convocatoria. “Creo en la Universidad Nacional como una institución que pueda brindar respuestas pero también generar nuevas preguntas”, señaló Muñoz. “La Ley de medios, que es la ley de medios de la democracia, está dando la oportunidad de generar un nuevo modelo comunicacional, con una mayor pluralidad”, agregó. Agradeciendo la presencia de personas vinculadas a la realización audiovisual, el coordinador consideró al nodo como el lugar donde se puedan desarrollar las ideas en este sentido. Asimismo, indicó que la línea de trabajo que se seguirá y que será el “sello” del nodo, es la de articular a Neuquén para que se potencie y “no esté sólo anclado en capital”. Es decir, se integrara el norte neuquino, con el centro y el sur. “Quiero resaltar el compromiso para que este nodo sea protagonista de la región patagónica. Que se sumen otros para que este proyecto sea una realidad y que le permita a las Universidades ser protagonistas de este relato histórico”, manifestó Muñoz. Por último, apunto a trabajar para que el nodo sea un espacio cultural, más democrático y más plural. “No siempre los nodos más cercanos son los más fáciles”, comentó María Álvarez Vicente, del Programa de Polos en referencia a la realidad de Buenos Aires. “Por eso, la apertura de este nodo nos da una enorme satisfacción. Se suma a los 42 que ya se han abierto desde que se inició este programa. Apuntamos a trabajar la territorialidad”. “No es una política de formato tradicional. Su propósito es organizar el sector audiovisual, fortalecerlo, pero no en forma individual, sino como sector”, explicó. La apertura de canales de televisión demanda el desarrollo de contenidos. Esto, a su vez, implica que cada región genere los propios. “La demanda del espacio que nosotros vamos a focalizar”, enfatizó Álvarez Vicente. Durante la tarde, los asistentes consultaron como se iba a trabar esta demanda y su relación con la sustentabilidad que se había mencionado en cuanto a las propuestas. Al igual que durante la presentación, se aclaró que se buscaba reflejar lo que la audiencia demandaba, a lo que para ello ese ha realizado en años anteriores un estudio de audiencia. En este punto, se remarcó la necesidad de reflejar las realidades que no están presentes en los grandes medios de la zona y que sólo se han podido visibilizar desde las redes sociales. Ya antes de este debate, Vivian Elem había indicado lo necesario de reflejar “lo importante de nuestra narración”. Al ser oriunda de Chos Malal, Elem contó que hay un concepto de que allí lo más destacado en labores son los veranadores. “Por supuesto que tienen historias de vida muy interesantes, pero en el norte tenemos otras expectativas de vida también. Es importante, por ejemplo, poder narrarlo, contarlo, así como otras realidades y vivencias presentes. Lograr eso es lograr parte de esta batalla”, apuntó. “No hay que desaprovechar esta oportunidad. Que ustedes sean los testigos y no dejen que se escape el norte”, concluyó. Al inicio de su alocución, el secretario de extensión de la UNCo, Víctor Retacco se refirió al inmenso territorio que se debía cubrir, luego de la creación del nodo en Viedma y en Bariloche, y que se empezó a abarcar con el Nodo Ríos y Bardas, integrando a Río Negro y Neuquén. Retacco destacó que se buscaba articular a todas las localidades con el Nodo Comahue a fin de poder desarrollar los diferentes plenarios en distintos lugares y ejemplificó con los pedidos de participantes que no pudieron asistir al lanzamiento por no poder trasladarse. “Este año va a tener la particularidad de trabajar en el norte, centro y sur, como pequeños noditos”, anunció Retacco. “La Universidad Pública se está entrometiendo, ene l buen sentido de la palabra, en las cuestiones públicas. Y este programa fue considerado de suma importancia por el total del Consejo Interuniversitario Nacional, donde todos los rectores coincidieron en acompañar esta política pública”, dijo. El secretario de extensión celebró que se le de esté sentido en la comunicación, llamó a que se sumen otros participantes al nodo y trabajar e involucrarse en las cuestiones públicas. Luego de la proyección de un video institucional, María Álvarez Vicente informó que esta etapa del programa como “La incubadora de proyectos”. También agradeció la participación que tendrá la Facultad de Economía y Administración, algo que no había ocurrido desde que entró en funcionamiento el Programa. También recordó que desde el programa se realizarán capacitaciones para fomentar el desarrollo de los proyectos o propuestas y reforzar aquellas áreas donde sea necesario, valga la redundancia, capacitar. Las ideas pasan a ser del colectivo y las propuestas, así como todo lo que surja del nodo, se hará desde el consenso. Además, cada iniciativa se hará integrando equipos mixtos. Al finalizar las presentaciones de los diferentes grupos que se acercaron para interiorizarse en el nodo y participar del mismo, se dejo bien claro que se iba a trabajar en conjunto y se vio como una posibilidad a fin de realizar un mejor trabajo ver las producciones que ya se estaban desarrollando en cada grupo e integrarlas en las propuestas. También se hizo especial hincapié en visibilizar las realidades silenciadas como la identidad de los pueblos originarios y situaciones de violencia. Consultadas por la transmisión de la Tv Digital, que ya cuenta con 22 años, en la zona, las referentes del Programa Polos Audiovisuales informaron que ya está transmitiendo desde hace un mes y medio. Aclararon que, en el caso de haber comprado un televisor de producción nacional, ya se cuenta con el decoder. Pero si tenían otro televisor que se contactaran con el Programa para averiguar qué paso se debe seguir. Todo esto fue confirmado por la representante de Neuquén de la Autoridad Federal de Servicios de Comunicación Audiovisual. Para mayor información, visitar los sitios web www.tda.gob.ar/ y http://www.afsca.gob.ar/. El coordinador Marcos Muñoz anunció que en un plazo no superior a las 72 horas se enviará el acta del plenario a todos los asistentes. Por último, se acordó que el próximo sábado 27 de abril a las 16 en la UNCo, en un lugar a confirmar. Para mayor información, se puede escribir al correo electrónico nodocomahue@gmail.com. Fuente: Prensa de la Universidad Nacional del Comahue.

jueves, 4 de abril de 2013

Inauguración del Nodo Comahue en la Universidad Nacional del Comahue

La Secretaría de Extensión Universitaria de la Universidad Nacional del Comahue invita al Acto de Apertura del Nodo Audiovisual Tecnológico Comahue, que reúne diversas entidades del ámbito audiovisual de la zona. El Acto se hará el lunes 8 de abril a las 17 en el Salón Azul de la Biblioteca Central “Francisco P. Moreno” de la UNCo (Santa Fé y Leloir – Ingreso por Buenos Aires, Neuquén capital). Este proyecto es parte del Programa Polos Audiovisuales Tecnológicos impulsado por el Consejo Asesor del Sistema Argentino de Televisión Digital Terrestre en acuerdo con las Universidades Nacionales para fomentar la federalización de la producción audiovisual en todo el país. Estarán presentes Maria alvarez Vicente y Viviam Elem del Programa Polos. el Secretario de Extensión de la Facultad de Humanidades, Licenciado Marcos Muñoz asumirá como Coordinador del Nodo Comahue de la UNCo. De esta forma se conforma el primer Nodo en la provincia de Neuquén. Asimismo se convoca a Productoras de Televisión, Productoras de Contenidos, Productores de Música, Editores y Compaginadores, Iluminadores, Sonidistas, Microfonistas, Diseñadores Gráficos, Vestuaristas, Maquilladores, Escritores, Guionistas, Productores, Directores, Camarografos, Canales de Televisión, Organizaciones Sociales y Prestadores de Servicios al rubro. Para mayor información, escribir al Correo Electrónico nodocomahue@gmail.com. El Programa Polos Audiovisuales Tecnologicos es un programa del Consejo Asesor del Sistema Argentino de Television Digital, dependiente del Ministerio de Planificacion Federal, Inversion Publica y Servicios, que tiene como objetivo instalar y fortalecer las capacidades para la producción de contenidos para la televisión digital, promoviendo la igualdad de oportunidades y la disminución de asimetrías entre provincias y regiones.

lunes, 5 de noviembre de 2012

Medios y extensión universitaria

Marcos Muñoz problematiza la necesaria complementariedad entre los medios de información y la universidad en función del servicio a la sociedad. Por Marcos Muñoz* ¿Merece la ciudadanía tomar conocimiento de las propuestas extensionistas que impulsa la facultad de una universidad nacional? ¿Cuál es la función social de los medios de información respecto de las propuestas que ofrece la universidad pública? ¿Es deber de una Secretaría de Extensión informar sobre cursos, seminarios, proyectos en marcha, entre otras propuestas, a la comunidad? ¿Qué hacer cuando un medio excluye de su agenda propuestas que son pensadas desde la universidad para la integración con la comunidad? Transitar los aspectos centrales de la ley de medios de la democracia aporta en seguir teniendo presentes los pilares de un debate que se alimentó con propuestas que surgieron desde todo nuestro país. A lo dicho, un antecedente casi inmediato: el papel de actor político clave que jugaron los grupos concentrados info-comunicacionales en 2008 con la ya conocida Resolución 125. De 2008 a esta parte, a raíz del conflicto mencionado, se percibe un marcado compromiso de infinidad de actores provenientes del mundo de la comunicación –como de otras disciplinas– que aportan a diario análisis y miradas valiosas en torno del papel que protagonizan los medios de información en la construcción de la noticia y sus posibles impactos en la opinión pública y en nuestras subjetividades. En ese marco, no se agota el debate del papel de los medios en la construcción de una agenda con características más inclusivas. La complejidad de los análisis posibles suma nuevos desafíos. Retomo, en consecuencia, en este contexto y con el ánimo de hacer del debate una herramienta valiosa. ¿Merece la ciudadanía tomar conocimiento de las propuestas extensionistas que impulsa una facultad? ¿Cuál es la función social de los medios respecto de las propuestas que ofrece la facultad de una universidad pública? ¿Entra en la agenda de los medios la información sobre los cursos de extensión, los seminarios, los proyectos en marcha en las universidades, las propuestas de éstas a la comunidad? ¿Qué hacer cuando un medio excluye de su agenda propuestas pensadas para integrar la universidad y la comunidad? Usted, ¿qué haría? Desde mi experiencia como comunicador social al frente de la Secretaría de Extensión de la Facultad de Humanidades de la Universidad Nacional del Comahue, quiero hacer un aporte en este sentido. La función social de una Secretaría de Extensión incluye mantener informada a la ciudadanía de las diversas propuestas de la universidad. Los distintos espacios que ofrece una Secretaría de Extensión para la socialización del saber y la construcción de conocimiento de manera integrada con otros actores sociales hablan de una universidad pública que intenta demostrar en la acción su interés por ser parte de las discusiones y algunas soluciones de este presente. También revertir lo que aun a veces se percibe como resabios de una cultura individualista. Estamos todos interrelacionados. Es importante que entendamos que nadie puede nada solo y que la concentración de decisiones en un solo actor atenta contra la pluralidad de voces, tanto en un medio de información como en cualquier institución. Valoro los medios de información y rescato las numerosas intervenciones que han permitido esclarecer o acompañar reclamos justos que emergen en nuestra sociedad. Propongo que los medios gráficos, por ejemplo, generen espacios en que la ciudadanía tome conocimiento de lo que ofrece la extensión universitaria. Porque una Secretaría de Extensión es un puente necesario entre universidad y sociedad. Y para que la universidad y la sociedad se encuentren necesitamos de los medios. * Licenciado en Comunicación Social, Universidad Nacional de Cuyo (Mendoza). Secretario de Extensión de la Facultad de Humanidades - UNComahue. Fuente: Diario Página 12, Buenos Aires, Argentina. http://www.pagina12.com.ar/diario/laventana/26-197821-2012-07-04.html

miércoles, 31 de octubre de 2012

Ciclo de cine y derechos humanos en el Comahue: Una experiencia extensionista universitaria

*Por Marcos Muñoz. En marzo de este año, lanzamos desde la Secretaría de Extensión de la Facultad de Humanidades, de la Universidad Nacional del Comahue, un ciclo de cine y derechos humanos con el apoyo del Archivo Nacional de la Memoria. El ciclo pasó por escuelas de Nivel Medio de Neuquén capital y de ciudades neuquinas como Chos Malal, Zapala y Centenario, así como escuelas de la provincia de Río Negro como Cipolletti, Sargento Vidal y Contraalmirante Cordero. También estuvimos en penitenciarías y en la propia Universidad. Participaron en el ciclo, como expositores, docentes de Institutos de Formación Docente de Cutral Co (Neuquén) y docentes de la Facultad de Humanidades, entre otros. El primer documental que proyectamos fue "Trelew", de Mariana Arruti. El ciclo se compone de seis documentales más. Todos ellos permiten instalar, abordar y discutir problemáticas como la Masacre de Trelew en 1972; la trata laboral y las condiciones paupérrimas de personas en busca de trabajo provenientes de Bolivia; las condiciones actuales precarizadas de los trabajadores golondrina en la Patagonia, como es el caso de los esquiladores de ovejas; la infancia en condiciones de pobreza y la compleja realidad que vivieron miles de ciudadanos en Argentina luego de la crisis del 2001; y el proceso político y cultural que transitó Bolivia cuando el presidente Evo Morales impulsó la reforma de la Constitución de ese país y se llegó a la actual Constitución multiétnica y pluricultural. En cada una de las proyecciones participó un/a expositor/a referente del tema que planteaba el documental, sobre todo docentes de la Facultad de Humanidades, para dar lugar al debate con los estudiantes, los docentes y el público en general presente. La posibilidad de generar desde la extensión universitaria espacios donde confluyamos actores sociales procedentes de diversos campos, en los que la diversidad se entienda como algo valioso e integrador, nos anima a continuar con puestas en común de saberes en el mismo sentido, ya sean académicos o provenientes del campo de lo popular, producto de experiencias y de vivencias amplias y ricas. Todo ello, con la convicción de que la universidad pública debe ser protagonista de los desafíos de hoy en nuestra sociedad. En particular, debe intervenir en la construcción de un presente histórico que luche a favor de una mayor inclusión social y de la justicia social a través del camino de la democracia y de los derechos humanos. Sin práctica extensionista, no hay proceso comunicativo en la universidad. Sin proceso comunicativo, una secretaría de extensión de una universidad pública carece de una práctica extensionista auténtica, profunda y con potencialidad de dar cuenta del tiempo presente en los desafíos sociohistóricos. Por eso, el ciclo de cine y derechos humanos de la Secretaría de Extensión de FAHU, U. N. del Comahue, tiene una fuerte impronta comunicativa, en la que se articulan la docencia, la investigación y la extensión. A través de un complejo proceso comunicativo, nos sumamos a la agenda pública e instalamos una agenda de discusión en la que el show mediático actual no es protagonista ni dicta temas o problemas a debatir. El horizonte es seguir apostando a una extensión universitaria pública, con mayor grado de articulación con la sociedad, con acciones dirigidas a encontrar nuevas respuestas -y a plantear nuevos interrogantes- en relación con este presente histórico que nos invita a defender día a día la democracia, al tiempo que profundizar la inclusión social y el pluralismo de ideas. *Lic. en Comunicación Social, egresado de la Universidad Nacional de Cuyo. Actualmente Secretario de Extensión de la Facultad de Humanidades, de la Universidad Nacional del Comahue. Correo: marcosnqn@hotmail.com

jueves, 23 de agosto de 2012

Masacre de Trelew y juicios de lesa humanidad: informarse requiere un esfuerzo

Por Marcos Muñoz* ¿Cómo trabajar comunicacionalmente la memoria a 40 años de La Masacre de Trelew? ¿Cómo hacer para que esa Masacre del 22 de agosto de 1972 a 19 presos políticos no pase desapercibida en nuestra sociedad? ¿Cómo impactan los juicios por delitos de lesa humanidad en la sociedad? Respecto a la última pregunta, Elizabeth Jelin, tras su visita hace unos días en la Universidad Nacional del Comahue nos acerca un interrogante: “¿hasta dónde llega la apropiación en el sentido de sentirlo como propio por aquellos que no son en las definiciones afectados o directamente afectados o, por afinidad?”. Es decir, que sean entendibles, entendibles en el sentido de apropiarnos de esa fecha u otras.
Se reconoce la complejidad del discurso jurídico y de esa característica se desprende la importancia de lograr comunicar con claridad la cobertura de los juicios por crímenes de lesa humanidad respetando el contexto histórico en que estos crímenes se llevaron a cabo. Los juicios por crímenes de lesa humanidad, son una reparación histórica no sólo con el pueblo argentino sino con la humanidad. ¿Podríamos revisar y reflexionar sobre el tratamiento comunicacional de la cobertura de los juicios? Claro que sí. ¿Revisarlo en qué sentido? ¿Para qué revisarlo? Una posible respuesta sería prevenirnos como sociedad de nuestros potenciales actos inhumanos, aberrantes. Otra respuesta posible sería restituirles la identidad política a los militantes presos en esa cárcel de Rawson y a las víctimas La Masacre de Trelew, y lograr recrear el contexto político, económico, cultural y social de la época. Otra respuesta, podría ser replantearnos qué le pasó a la sociedad argentina que no logró, no pudo o no supo intervenir en poner un freno a semejantes actos y a los posteriores. Y a los lectores, propongo dejar de lado la cultura del sobrevuelo informativo para pasar a una cultura de la lectura informativa en la que nos identifiquemos y en la que restablezcamos lazos articuladores con lo espacio público en el que vivimos. Informarse requiere un esfuerzo si queremos dejar atrás el paradigma neoliberal de la información para pasar al paradigma participativo de la comunicación. Los juicios por crímenes de lesa humanidad y la conmemoración a hechos del pasado como La Masacre de Trelew deben ser nuevos impulsos que nos ayuden a comprender qué estaba pasando a esta región del planeta y en particular a nuestro país en ese escenario. Entonces, ¿cómo conmovernos y cómo involucrarnos ante como la del 22 de agosto de 1972? A lo explicitado más arriba, agrego: continuar con la elaboración de políticas públicas a favor de los derechos humanos como lo viene proponiendo el Estado Nacional, asumir el rol destacado de una comunicación que represente a esta democracia, es decir, defender la Lay de Medios de la Democracia, fomentar las diversas expresiones artísticas son claves en la construcción y fortalecimiento de la memoria histórica y de una justicia que no demore 40 años en llegar, serán pilares fundamentales de los Derechos Humanos y de la Democracia en el siglo XXI. *Lic. en Comunicación Social (Graduado de la Universidad Nacional de Cuyo, Mendoza). Actualmente trabajo como Secretario de Extensión de la Facultad de Humanidades-Universidad Nacional del Comahue. http://elartefacto.com.ar/?pg=en_el_aula

sábado, 19 de febrero de 2011

Medios, redes y trampas

Por Sandra Russo

Durante los ’90, hubo un lenguaje que acompañó a esa coreografía económica mundial, la que disciplinó a la política hasta convertirla en algo irritante y fastidioso, en eso que había que sacarse de encima. Se hablaba entonces de “lo inevitable”. Era “inevitable” ajustar la economía, y para eso había que tener “coraje”. Durante dos décadas las dirigencias y los medios de comunicación ya globalizados prepararon a los pueblos para poner el cuello allí donde caería la guadaña. Inevitablemente.

El “coraje”, la “valentía” y “la audacia” eran sustantivos que no necesitaban ser calificados, de modo que fuimos entrenados para asumir que todo aquello que el neoliberalismo nos tenía reservado era impopular: los líderes del sistema eran los que tenían el temple para hacer añicos las estructuras productivas y los lazos sociales, y eso era “inevitable” porque no había ninguna otra cosa que hacer. El Muro había caído, el socialismo real había fracasado y el Pensamiento Unico se alzaba como el único puerto adonde llevar nuestros destinos de náufragos.

Lo que ya estalló en América latina sigue estallando en otras latitudes, y es extraño, como resaltó Carlos Heller ayer en este diario, que en los profusos análisis que se han hecho sobre las crisis de los países árabes no hayan aparecido los correlatos entre este sorprendente 2011 norte africano y el 2000 latinoamericano, cuando comenzaron a caer los gobiernos neoliberales.

Posiblemente la falta de conexión entre una cosa y la otra se deba a que la crisis egipcia es leída casi sin excepción como una rebelión contra un régimen opresivo. Es un dato duro de la realidad que el de Mubarak era un régimen de esa especie, pero no es un dato más blando que ese régimen viniera aplicando a rajatabla las recetas económicas del FMI. Lo curioso es que la prensa hegemónica internacional se limite a recargar el sentido de la crisis egipcia en la demanda ciudadana de libertades políticas y civiles, y que recorte el capítulo en el que los egipcios gritan a viva voz que quieren también y en concordancia otra política económica. No bien asumió el actual gobierno militar, los egipcios volvieron a salir a la calle para pedir aumentos salariales. Como eso no encaja en el relato sobre el autarca derrocado, sino más bien echa luz sobre el tipo de autocracia que llevó adelante Mubarak, esos reclamos no son televisados: el foco pasa directamente a la plaza ya vacía por la fuerza, y se hace silencio sobre el estado de la economía egipcia, tan neoliberal como fue la de Menem, Bucaram, Collor de Melo, Fujimori o Carlos Andrés Pérez.

Las coberturas sobre Egipto replican ahora ese relato, que no es antojadizo ni inocente, sobre millones de ciudadanos de clase media que merced a las redes sociales lograron imponer su voluntad democrática a un régimen cuya naturaleza dictatorial fue no obstante negada, tapada, encubierta y eclipsada por sus socios mundiales. Pese a que las coberturas de los grandes medios no abundaron en esos detalles, pudo saberse, como informó el sitio canadiense The Global Research, levantado a su vez por el periódico digital Rebelión, que Estados Unidos no fue tomado por sorpresa, sino que más bien fue un actor importante en los movimientos políticos egipcios. En un artículo titulado “Los dictadores no ordenan, obedecen”, se indicaba que desde noviembre de 2010, el Departamento de Estado venía manteniendo reuniones con la oposición a Mubarak, y el Freedom House, incluso, capacitó a decenas de los blogueros que luego fogonearon la protesta. Ahora se menciona como un posible candidato a la presidencia al director de Google regional. Quizá tenga que ver.

La protesta no fue inventada, claro. Y los millones de egipcios que salieron a la calle y los centenares de muertos que dejó atrás el régimen dan sobradas muestras del caldo de cultivo extraordinario que había en ese país. La pregunta es quién capitalizará esa fuerza política sin líderes claros por el momento, y de qué manera intentará Washington que cambie el gobierno pero no la política neoliberal que llevaba adelante Mubarak.

Lo que aparece claro en Africa del Norte es la anticipación en el uso de las nuevas tecnologías, un globo de ensayo para instalar en ellas discursos y relatos que encaucen voluntades de un modo que ya no pueden conseguir los medios de comunicación tradicionales, toda vez que en todo el mundo los ciudadanos son cada vez más conscientes de que no es de ellos de donde proviene la información, sino que apenas son transmisores de intereses.

Los poderes constituidos, políticos allá, fácticos aquí, chocan contra esas nuevas tecnologías y se esfuerzan por hacer nido en ellas. Nada es lineal ni, ya, “inevitable”. Es obvio que desde la cúpula del poder globalizado se intentará generar en Egipto una democracia tutelada, que guarde las formas pero no cambie el fondo. Un cronista de noticias de C5N comentaba la semana pasada que “el nuevo gobierno egipcio deberá contar con el visto bueno norteamericano”, a lo que la conductora de la tarde le respondía con un simple “desde ya”.

Pero los medios tradicionales son actualmente impotentes para que la información que dan sea tomada como cierta, completa o seria. Lo hemos visto aquí en el caso del avión norteamericano: el abc de cualquier esbozo periodístico obliga al menos a contrastar fuentes. El impudor y la torpeza para dar sólo una fuente, la que se apega a sus intereses, día a día alejan a ciudadanos que buscan información en otra parte. Y la hay. Y cada vez hay más gente que sabe buscarla. Por eso la jugada de anticipación: copar las redes e inocularlas, al tiempo que la protesta era “respetada” porque no era “antinorteamericana”. Un mecanismo: usted quéjese del tirano de turno, pero sólo de ese tirano, no de las directivas extranjeras que cumplió.

En la Argentina, un caso extraño por el desembozado tenor político y faccioso de los medios hegemónicos, no fue posible la penetración preventiva de las redes, pero después del golpe en Honduras y de los intentos de golpe en Venezuela, Paraguay, Bolivia y Ecuador, hay un intento que se irá vislumbrando con los meses, y que intenta oponer a las respectivas batallas culturales el de la “cultura estratégica” que baja desde Estados Unidos. Esa operación se sirve de las nuevas tecnologías, que es donde hoy se libra la nueva pelea de sentido, allí donde la comunicación está horizontalizada y se testean las sociedades, donde surgen día a día nuevos comunicadores que dan otras versiones, reflexionan distinto, multiplican artículos de medios alternativos, se discute en foros y se forjan contrarrelatos para oponer al relato del statu quo.

Nunca como hoy en el mundo la pelea por el sentido fue tan ardorosa y tan crucial. Y nunca como hoy los ciudadanos han debido ser tan astutos y tan veloces como para sacar a tiempo sus mentes de las trampas cazabobos que les tienden tanto desde el “periodismo independiente” como ahora también desde la red. No está de más decirlo y repetirlo: esa pelea por el sentido se libra palabra por palabra.

http://www.pagina12.com.ar/diario/contratapa/13-162644-2011-02-19.html

martes, 11 de enero de 2011

Turistas en la playa de Las Toninas impedimos una detención ilegal a inmigrante de Senegal

Por Marcos Muñoz
Las Toninas es una playa familiar. Concurrida y al mismo tiempo tranquila. Los turistas pueden conservar un espacio y no estar unos encimas de otros.
Hace dos o tres días el tiempo está inestable. Ha llovido por la madrugada o a primera hora de la mañana, que duran 15 o 20 minutos, tal vez un poco más, para luego detenerse. Igual el cielo ha permanecido nublado y de a ratos sale el sol. Pese a estar inestable el tiempo, el lugar transmite calma, permite una vida familiar en paz y los turistas están de buen humor.
En los cuatro días que llevo visitando esta playa hemos podido ver con mi novia varias personas jóvenes de África vendiendo en la costa cadenitas, anillos, pulseras y demás elementos de bijouterí. Los precios van desde 10 a 40 o 50 pesos.
Al primer día que recorrimos la playa, decidimos comprar una pulsera a uno de los vendedores ambulantes y mientras ella elegía mantuvimos una conversación con la persona que las vendía. No recuerdo bien su nombre, Badu, Bagu, o algo así.
Dijo que estaba hace un año en Argentina y provenía de Senegal. Según contó, le estaban negando la nacionalización pero no puede entender qué argumentos le daba Inmigración de la Nación o qué necesitaba para nacionalizarse. Lo cierto es que estaba trabajando informalmente.
Dos días más tarde, en otro sector de la misma playa, mientras sacaba el bronceador del bolso, a mi derecha veo que se acercan cuatro policías, tres de ellos entre 25 y 30 años, y el cuarto de 40 a 45 años acercarse con sus chalecos antibalas, sus armas en las cinturas, en fin, con todo su equipo completo a un hombre de color negro, africano él y más precisamente de Senegal. Sigo mirando, los minutos transcurren y observo movimientos de brazos rápidos y una acalorada discusión entre ellos. Espero un poco más y aún no me decido a acercarme. En tanto veo a una mujer que se acerca a escuchar lo que está pasando entre los cuatro policías de la Federal y el senegales. Camino unos metros rumbo al mar y a mitad de camino decido involúcrame de lleno para interiorizarme sobre lo que estaba pasando. Casi inmediatamente de ser la séptima persona que formaba parte de ese grupo un policía insiste con estilo prepotente en que me aleje porque nadie tenía que escuchar la discusión que se estaba dando. Mientras escuchaba no dejaba de asombrarme la impunidad con la que la policía se manejaba frente a todos nosotros. Creo que nos tomaron por tontos o por muy tontos. Por suerte, esa hipótesis se echó por tierra. Los policías de la Federal estaban abusando de su poder.
Mientras uno de los policía joven se para frente mío, su rostro muy cerca del mío, como conté antes con estilo prepotente, llega un matrimonio y también sale en defensa de ese hombre inmigrante porque todos estábamos presenciando un injustificable acto de persecución policial, abuso de poder y discriminación que probablemente terminaría en un nuevo caso de apremio ilegal. Al menos es lo que imaginé.
La policía federal provocaba al hombre con argumentos xenófobos como el que dijo el oficial responsable de esa estúpida forma de “conversar con alguien para saber cómo se encuentra y de dónde viene” como decía uno de los policías en el lugar. El policía con su discurso xenófogo dijo: “vos estás acostumbrado a arrodillarte, yo no”, insinuándole que si el (por el policía) decía que el senegales debía ser llevado en patrulla hasta la comisaría a él no le quedaba otra que hacer lo que él le diga. Y le estaba diciendo que su raza negra estaba muy acostumbrada a obedecer sin protestar y que el con su color de piel blanca era quien daba las órdenes.
En tanto, de 7 pasamos a nueve las personas que formábamos parte de ese grupo, y de 9 pasamos a 15. Cuando pasamos de 9 a 15 personas entre turistas y policías, y viendo los policías que todos los turistas cuestionábamos y sospechábamos un acto de injusticia hacia la persona negra y además cada vez más turistas se sumaban en la defensa del africano, disidieron retirarse. Para esto pasaran más de 15 minutos, aproximadamente.
Antes de que se retirara la policía, yo les pregunté: “¿Por qué quieren detenerlo? ¿Se lo acusa de algún delito porque sino no se entiende lo que está pasando? Además no entiendo como cuatro hombres armados y rodeando a una sola persona visiblemente desarmada insisten en provocarlo. Miren hay muchos turistas acá, no somos tontos. Ustedes me parece que están equivocados, mejor arresten a quienes distribuyen droga en la costa y no a este hombre que no ha hecho nada”.
Reflexión en vos alta:
• Me sorprendió gratamente observar que éramos varias personas las que decidimos intervenir en ese pequeño y significativo acto de injusticia. La cultura a favor en derechos humanos debe seguir desarrollándose en este sentido. Es decir, cuando varios nos apropiamos de la idea de que los derechos humanos nos pertenecen a todas y a todos, sin distinción de su nacionalidad, color de piel, su origen étnico y demás.
• En ningún momento, ninguno de los que estábamos ahí pese a las provocaciones policiales respondió con insultos o algo así. Al contrario, todos trabajamos nuestras ideas con la mayor claridad posible y con la intención de hacerle ver a los policías que ninguno de los que estaba ahí era tonto.
• ¿En qué condiciones y cómo llegaron los cientos de inmigrantes de Senegal y de otras partes de África al país?
• ¿Por qué se van de sus países abandonando a su familia y seres queridos? ¿Qué está haciendo la comunidad internacional al respecto para mejorar la calidad de vida en esos países? Y en particular, ¿qué hace el Estado Argentino? ¿Les otorga ciudadanía? ¿Los reconoce como sujetos de derechos? La verdad, no tengo respuestas fundadas al respecto. Lo que sí tengo son nuevas preguntas a una situación desconocida para mí, al menos, personalmente nunca la había vivido.
• El abuso policial continúa. Hoy fue en Las Toninas un senegales, ayer en la noche saliendo de Santa Terista (a 5 km de Las Toninas) un matrimonio argentino padeció el abuso policial, y mañana puede ser cualquiera de nosotros. Es necesario seguir insistiendo en que los planes de estudio de la policía Federal y en las policías provinciales debe existir una formación en derechos humanos. La policía no está para provocar a la ciudadanía como tampoco está para golpearnos y abusar de poder.

lunes, 29 de noviembre de 2010

Taller de Encuentro con la Comunidad II en Centenario, Provincia de Neuquén

Secretaría de Derechos Humanos del Ministerio de Justicia,
Seguridad y Derechos Humanos de la Nación.

Taller de Encuentro con la Comunidad II en Centenario, Provincia de Neuquén

Invita el Observatorio de Derechos Humanos en la Provincia de Neuquén, en el marco del Proyecto de Fortalecimiento del Sistema de Protección de los Derechos Humanos, perteneciente a la Secretaría de Derechos Humanos de la Nación y en cooperación con la Unión Europea.
Las actividad se realizará el 2 de diciembre de 2010, en la localidad de Centenario.

Ciudad de Centenario, 2 de diciembre de 2010.-

El Observatorio de Derechos Humanos en la provincia de Neuquén realizará el Taller Encuentro con la Comunidad II el/los día/s 2 de diciembre, en Centenario y está destinado a distintos actores de la sociedad. Esta actividad tiene como objetivo introducirnos un poco más en el conocimiento de los Derechos Humanos, la visión que comparten los distintos actores de la sociedad de las problemáticas que les preocupan y las posibles caminos a seguir para encontrar respuestas positivas a sus reclamos.


• El Observatorio de Derechos Humanos en la Provincia de Neuquén

El Observatorio de Derechos Humanos en la provincia de Neuquén que funciona en el ámbito de la Universidad Nacional del Comahue y es uno de los 8 (ocho) Observatorios que se instalaron en el país mediante el Proyecto de Fortalecimiento del Sistema de Protección de Derechos Humanos (FORPRODHU), puesto en marcha por la Secretaría de Derechos Humanos del Ministerio de Justicia, Seguridad y Derechos Humanos de la Nación, producto de un convenio de cooperación internacional financiado entre el Estado Argentino y la Unión Europea, por medio de una importante donación.

Se agradece el importante trabajo de Coorganización de la Dirección de Juventud del Municipio de Centenario. Es un esfuerzo en conjunto entre el Observatorio de Derechos Humanos sede Neuquén y la Dirección de Juventud del Municipio de Centenario.

Inscripción: observatorioddhhneuquen@yahoo.com.ar
Dirección de Juventud del Municipio de Centenario: Primeros Pobladores 176.
Cupos Limitados.
Este taller es gratuito.
El Taller se realizará en el excine San Martín en la ciudad de Centenario, Primeros Pobladores 176. El horario es de 9 a 18 horas. Se entregan constancias de asistencia al taller.

CONTACTOS
Observatorio de Derechos Humanos en la Provincia de Buenos Aires
Dirección: Carlos H. Rodríguez 563, ciudad de Neuquén. Tel.: 0299-4429674.
Correo: observatorioddhhneuquen@yahoo.com.ar
Responsable del Observatorio: Prof. Gabriel Rafart.
Referente en Centenario: Lic. Marcos Muñoz (0299-154186055).

Responsable de sensibilización y visibilidad del Proyecto FORPRODHU:
Lic. Matías Scheinig convenioala@derhuman.jus.gov.ar - (011) 5167-6608

miércoles, 24 de noviembre de 2010

Neuquén no tiene una ley de la No Violencia contra la Mujer

Argentina sancionó en marzo del año 2009 la Ley 26.485 “Violencia contra la Mujer. Prevención, sanción y erradicación”. Esta ley se reglamentó durante el transcurso de este año, julio de 2010. Se encuentra en vigencia a nivel nacional. Sin embargo, la aplicación de esta norma en la provincia de Neuquén es de carácter parcial.

La implementación de la ley nacional 26.485 transversaliza los tres poderes del Estado, al establecer en el artículo 7° que “los tres poderes del Estado, sean del ámbito nacional o provincial, adoptarán las medidas necesarias y ratificarán en cada una de sus actuaciones el respeto irrestricto del derecho constitucional a la igualdad entre mujeres y varones.” En este contexto, la Corte Suprema de Justicia de la Nación, el 23 de abril del 2009, por acordada N° 13 crea en ese ámbito la Oficina de la Mujer. Al poco tiempo la abogada Silvia Contrafatto, responsable de Cátedra Unesco en Derechos Humanos de la Universidad Nacional del Comahue y Delegada de la Asociación Americana de Juristas ante la Comisión sobre la condición jurídica de la Mujer en Naciones Unidas, presentó el proyecto de Creación de la Oficina de la Mujer en el Tribunal Superior de Justicia de la provincia[1].

En junio del año 2009, el diputado provincial Luis Sagaseta (PJ) presentó en la Legislatura de Neuquén un proyecto de ley Violencia Contra la Mujer. Este proyecto se encuentra en sintonía con la actual ley nacional. Desde entonces, ese proyecto se encuentra sin tratar en la comisión “C” Desarrollo Humano y Social que preside la diputada Graciela Castañón (MPN). Pasó un año y medio desde su presentación en el parlamento neuquino, aún no hay novedades sobre su avance legislativo. El proyecto presentado por el diputado Sagaseta lleva por N° 6.440.

La violencia contra la mujer no es un fenómeno reciente. Sabiendo de esta situación y pese a los avances en los últimos años en la legislación nacional que protege a las mujeres, es imprescindible que la provincia de Neuquén deje de estar ajena en materia legislativa en esta cuestión. La Legislatura de Neuquén debe abrir el debate e invitar a distintos referentes sociales, a la sociedad civil y referentes políticos a participar de la conformación de la futura Ley Provincial de Violencia Contra la Mujer.

Desconocer la violencia que padecen miles de mujeres anualmente es negar algo que a diario se puede observar, por ejemplo, a través de lo que difunden los medios periodísticos. Que la provincia de Neuquén no tenga una Ley Provincial de Violencia contra la Mujer es negar las cientos de problemáticas que se suceden a diario en al ámbito de la salud pública y de la justicia neuquina, por sólo mencionar apenas tres ejemplos.

Se entiende por violencia contra la mujer, la violencia física, la violencia psicológica, la violencia sexual, la violencia económica y la violencia simbólica.

La República Argentina ha suscripto a diversos tratados internacionales en Derechos Humanos. Tanto la Convención sobre la Eliminación de todas las formas de Discriminación contra la Mujer, conocido por sus siglas en inglés como la CEDAW, como la Convención para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contra la Mujer son instrumentos de enorme importancia para la mujeres, ya que son normativas jurídicas internacionales en la configuración de los Derechos Humanos de la Mujeres. Por lo tanto, si la República Argentina ha suscripto innumerables tratados internacionales en materia de Derechos Humanos, la provincia de Neuquén no puede ni debe estar ajena al enorme compromiso de generar las condiciones necesarias para proteger el Derechos de la Mujeres en suelo neuquino.

Lic. Marcos Muñoz

Secretario de Extensión

Facultad de Humanidades-U.N.Comahue

martes, 5 de octubre de 2010

¿Qué tipo de compromiso deben asumir las empresas periodísticas en la lucha contra la trata de personas con fines de explotación sexual?

Por Marcos Muñoz*
Entendemos a los derechos humanos como una serie de libertades y derechos inherentes a la persona. Esto es respetar y comprometerse con la defensa de la vida, de una vida digna, de un desarrollo pleno y del ejercicio de sus libertades sin distinción alguna de raza, color, sexo, idioma, religión, opinión política o de cualquier otra índole, origen nacional o social, posición económica, nacimiento o cualquier otra condición, como establece la Declaración Universal de Derechos Humanos.
El “Protocolo para prevenir, reprimir y sancionar la trata de personas”, conocido como Protocolo de Palermo dice: por "trata de personas" se entenderá la captación, el transporte, el traslado, la acogida o la recepción de personas (recurriendo a la amenaza o al uso de la fuerza u otras formas de coacción, al rapto, al fraude, al engaño, al abuso de poder o de una situación de vulnerabilidad o a la concesión o recepción de pagos o beneficios para obtener el consentimiento de una persona que tenga autoridad sobre otra) con fines de explotación.
Esa explotación incluirá, como mínimo, la explotación de la prostitución ajena u otras formas de explotación sexual, los trabajos o servicios forzados, la esclavitud
o las prácticas análogas a la esclavitud, la servidumbre o la extracción de órganos (art. 3°, inc. a).
En nuestro país, gran parte de los medios gráficos permiten anuncios ofreciendo comercio sexual. Para entender mejor esta decisión que llevan adelante estas empresas periodísticas, repasamos algunas ideas:
• La expresión derechos humanos es valorada positivamente en nuestra sociedad;
• Ha tomado estado público en el espacio geográfico del Alto Valle el hallazgo de mujeres en condiciones de explotación sexual e indocumentadas y que esta zona es parte de la red internacional en la trata de personas;
• En nuestro país actualmente están desaparecidas más de 650 personas (la mayoría de ellas niñas, niños y mujeres) ;
• Y el Alto Valle es parte de las tristes estadísticas de mujeres desaparecidas, y luego encontradas asesinadas. Además, está probado que la justicia es lenta e ineficaz.
Habiendo tomado estado de esta situación: ¿Qué esperar de una empresa periodística respecto a permitir anuncios que fomentan el comercio sexual? Así como el Estado Nacional asumió el protagonismo en materia de políticas públicas con perspectiva en derechos humanos, también es necesario que las empresas periodísticas asuman este compromiso de respetar la vida, la libertad y los derechos de todas las personas. O acaso, ¿no es una contradicción denunciar las vinculaciones entre mujeres encontradas en prostíbulos del Alto Valle en condiciones infrahumanas, inducir a interpretaciones sobre la responsabilidad de parte de la policía y de la enorme red internacional que está detrás de esto y, por el otro lado, en ese mismo día el mismo diario publica innumerables anuncios ofreciendo comercio sexual a sus lectores? ¿Qué explicación escucharemos de la empresa periodística que continúan hablando de libertad de expresión y al mismo tiempo publican estos tipos anuncios?
En el momento histórico que vivimos, poder debatir y ayudar a repensar el compromiso que las empresas periodísticas tienen con los Derechos Humanos es buscar superar este flagelo que sacude al mundo. Es entender que los Derechos Humanos lograran su plenitud con el compromiso y respaldo no sólo del Estado (Nacional, Provincial y Municipal) sino también de las empresas privadas y de la sociedad en su conjunto, especialmente aquellos hombres que consumen sexo.
En la República Argentina, casos como la posición asumida por el diario La Mañana Neuquén no abundan, a tal punto que mencionaremos los que hasta el momento son pioneros en no publicar avisos ofreciendo comercio sexual: el diario Diagonal de La Plata, El Tiempo de Pergamino en provincia de Buenos Aires, El Tiempo Argentino que circula en Capital Federal y provincia de Buenos Aires, Miradas al Sur, El Diario de Puerto Madryn y recientemente La Mañana de Neuquén.
A fines de septiembre entró en vigencia la nueva Carta Orgánica Municipal de Puerto Madryn y en su artículo 88 dice: Generar acciones tendientes a evitar que la publicación de los avisos clasificados con ofertas de prostitución, pueda contribuir a configurar los delitos de promoción y/o facilitación de la prostitución ajena y/o trata de personas. Esta información ha sido dada por la Delegada del Inadi en Chubut, Alejandra Tolosa en el programa radial “El Tiempo”. Entiendo que este pronunciamiento marca un antecedente importante para que otros municipios y legislaturas provinciales avancen en el mismo sentido. Y avanzar un paso más significa explicitar qué tipo de acciones hace falta llevar adelante para evitar que los medios gráficos dejen de publicar estos avisos que fomentan la trata de personas con fines de explotación sexual.
En un relevamiento muy significativos, los datos reunidos de la Asociación de Diarios del Interior (Adira) y de la Asociación de Entidades Periodísticas Argentinas (Adepa) entre ambas instituciones pude contabilizar más de 200 medios gráficos. Se encontró que el 2,5% de los diarios, revistas y semanarios en la República Argentina ha decido no publicar avisos que fomentan la violación a los derechos humanos de las mujeres, niñas y niños. Es decir, más del 97 % de los medios gráficos del territorio nacional si están de acuerdo en publicar estos anuncios. Esta estadística refleja entre el 70 y el 80 % del total de los medios gráficos del país. Lo que significa que es bastante ilustrativa a los fines de esta nota periodística.
Hay que destacar en este contexto el comunicado del Foro de Periodismo Argentino (Fopea) manifestando en los primeros días del mes de julio de este año su preocupación por la publicación de avisos vinculados al proxenetismo y la trata de personas en los medios gráficos. Este aporte institucional de Fopea es muy valioso. Seguramente Fopea recuperó el planteo realizado por el Inadi en el año 2009 que se refería en el mismo sentido.
Las empresas periodísticas son parte de aquellas instituciones que mayor grado de impacto tienen en la construcción de subjetividades en la población. Entonces, lograr intervenir a través de manifestaciones discursivas, marchas, talleres y charla-debates en la reconfiguración del rol que tienen las empresas periodísticas en la actualidad, en casos como la lucha contra la trata de personas, es estar a favor de los derechos humanos, y en particular, a favor de los derechos humanos de las mujeres, niñas, niños y adolescentes. Y a partir de aquí obsérvese como ya en la superficie de un tema absolutamente complejo aparece la responsabilidad social en la lucha contra la trata de personas con fines de explotación sexual que tienen las empresas periodísticas y de la enorme trama que se teje en lo que es uno de los tres negocio ilegales más lucrativo del mundo, junto al tráfico de drogas y de armas según informó la Organización Internacional para las Migraciones. Y Neuquén es parte de esta densa trama de ilegalidad. Rescato una de las numerosas campañas de concientización existentes en el país y en el mundo. La misma pertenece a la Federación de Mujeres Progresistas de España: STOP A LOS ANUNCIOS DE CONTACTOS publicados en la prensa grafica de tiraje masivo. Esta Federación lleva adelante una campaña de suscripción y concientización para que empresas informativas dejen de publicar anuncios que sigan favoreciendo este tipo de negocio que se lleva adelante con el cuerpo de la mujer como si el mismo fuera un objeto.
La trata de personas es un delito de tipo federal que suele ser cometido por grupos organizados que pertenecen y son parte de una estructura piramidal de poder de difícil visibilización. Sin embargo, hay mecanismos para sobreponerse a esta situación, exigir controles más eficaces y no consumir sexo con personas que están siendo esclavas y maltratadas.
Existen normas y mandatos internacionales que garantizan los derechos humanos de las mujeres. Como parte de ese abanico legal se encuentra la Convención sobre la Eliminación de Todas las Formas de Discriminación contra la Mujer, la Convención Interamericana para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contra la Mujer, el Protocolo de Palermo y la Ley Nacional 26.364/08 sobre Prevención y Sanción de la Trata de Personas y Asistencia a sus Víctimas. En cuanto a la ley nacional, se podría incorporar la penalización al consumidor de prostitución
Una tarea pendiente sobre este tema es que principalmente los municipios de la provincia del Neuquén y de quienes conforman los Municipios de la Región de los Valles y la Confluencia adhieran a aquellas iniciativas que no fomentan la trata de personas como puede ser prohibición de whisquerías y cabarets. Es importante recordar que en Argentina desde 1.933 está prohibida administrar o regentear, ostensible o encubiertamente casas de “masajes” como se las conoce en la actualidad.
Consulta en conferencia de prensa a la Dra. Carmen Argibay, jueza de la Corte Suprema de la Nación el 5 de agosto de 2010 en Neuquén: ¿Qué opinión le merece que en los medios gráficos fomente el comercio sexual pensando el vínculo que existe entre la prostitución y la trata de personas? En este momento en nuestro país es un grave problema el tema de la trata y se está tratando de combatirla. Estamos tratando de unificar y hacer reuniones para ver que se puede hacer sobre todo en algunas zonas sobre todo en donde es más frecuente. Yo creo que eso avisos de propuestas sexuales y demás no deberían estar permitidos, por lo menos no en los medios de tiraje masivo. Por ejemplo, si usted quiere tener una revista pornográfica y que se acceda por suscripción por mayoría de edad, eso es otro problema. Pero en un diario que esté al alcance de los chicos y que además haya propuestas explícitas no me parece bien.
El Observatorio de Derechos Humanos con sede en Neuquén, dependiente de la Secretaría de Derechos Humanos de la Nación y de la Universidad Nacional del Comahue, insta a que las empresas periodísticas observen y reproduzcan con el mayor grado de compromiso posible la posición asumida por el diario La Mañana de Neuquén.
*Lic. en Comunicación Social. Integrante del Equipo Técnico del Observatorio de Derechos Humanos con sede en Neuquén. Además, junto a la abogada Silvia Contrafatto responsable de la Cátedra Unesco en Derechos Humanos de la Universidad Nacional del Comahue tenemos al aire un programa radial que se llama EL TIEMPO. Es una propuesta innovadora porque es un programa cuyos contenidos remiten exclusivamente al análisis de los derechos humanos en la región, lo nacional, Latinoamérica y el mundo. Se emite por cuatro localidades: Neuquén capital, Chos Malal, Zapala y Centenario.
Correo: marcosnqn@hotmail.com
Cel.: 0299-154186055.

http://www.infanciahoy.com/despachos.asp?cod_des=5994&ID_Seccion=192
http://www.noticiasparaguayas.com/uninot2.php?esc=2475
http://marcosdm.blogspot.com/2010/07/que-tipo-de-compromiso-deben-asumir-las.html

miércoles, 28 de julio de 2010

¿Qué tipo de compromiso deben asumir las empresas periodísticas en la lucha contra la trata de personas con fines de explotación sexual?

Por Marcos Muñoz*
Entendemos a los derechos humanos como una serie de libertades y derechos inherentes a la persona. Esto es respetar y comprometerse con la defensa de la vida, de una vida digna, de un desarrollo pleno y del ejercicio de sus libertades ““sin distinción alguna de raza, color, sexo, idioma, religión, opinión política o de cualquier otra índole, origen nacional o social, posición económica, nacimiento o cualquier otra condición”, como establece la Declaración Universal de Derechos Humanos.
El “Protocolo para prevenir, reprimir y sancionar la trata de personas”, conocido como Protocolo de Palermo dice: por "trata de personas" se entenderá la captación, el transporte, el traslado, la acogida o la recepción de personas (recurriendo a la amenaza o al uso de la fuerza u otras formas de coacción, al rapto, al fraude, al engaño, al abuso de poder o de una situación de vulnerabilidad o a la concesión o recepción de pagos o beneficios para obtener el consentimiento de una persona que tenga autoridad sobre otra) con fines de explotación.
Esa explotación incluirá, como mínimo, la explotación de la prostitución ajena u otras formas de explotación sexual, los trabajos o servicios forzados, la esclavitud
o las prácticas análogas a la esclavitud, la servidumbre o la extracción de órganos (art. 3°, inc. a).
En nuestro país, gran parte de los medios gráficos permiten anuncios ofreciendo comercio sexual. Para entender mejor esta decisión que llevan adelante estas empresas periodísticas, repasamos algunas ideas:
• La expresión derechos humanos es valorada positivamente en nuestra sociedad;
• Ha tomado estado público en el espacio geográfico del Alto Valle el hallazgo de mujeres en condiciones de explotación sexual e indocumentadas y que esta zona es parte de la red internacional en la trata de personas;
• En nuestro país actualmente están desaparecidas más de 650 personas (la mayoría de ellas niñas, niños y mujeres) ;
• Y el Alto Valle es parte de las tristes estadísticas de mujeres desaparecidas, y luego encontradas asesinadas. Además, está probado que la justicia es lenta e ineficaz.
Habiendo tomado estado de esta situación: ¿Qué esperar de una empresa periodística respecto a permitir anuncios que fomentan el comercio sexual? Así como el Estado Nacional asumió el protagonismo en materia de políticas públicas con perspectiva en derechos humanos, también es necesario que las empresas periodísticas asuman este compromiso de respetar la vida, la libertad y los derechos de todas las personas. O acaso, ¿no es una contradicción denunciar las vinculaciones entre mujeres encontradas en prostíbulos del Alto Valle en condiciones infrahumanas, inducir a interpretaciones sobre la responsabilidad de parte de la policía y de la enorme red internacional que está detrás de esto y, por el otro lado, en ese mismo día el mismo diario publica innumerables anuncios ofreciendo comercio sexual a sus lectores? ¿Qué explicación escucharemos de la empresa periodística que continúan hablando de libertad de expresión y al mismo tiempo publican estos tipos anuncios?
En el momento histórico que vivimos, poder debatir y ayudar a repensar el compromiso que las empresas periodísticas tienen con los Derechos Humanos es buscar superar este flagelo que sacude al mundo. Es entender que los Derechos Humanos lograran su plenitud con el compromiso y respaldo no sólo del Estado (Nacional, Provincial y Municipal) sino también de las empresas privadas y de la sociedad en su conjunto, especialmente aquellos hombres que consumen sexo.
En la República Argentina, casos como la posición asumida por el diario La Mañana Neuquén no abundan, a tal punto que mencionaremos los que hasta el momento son pioneros en no publicar avisos ofreciendo comercio sexual: el diario Diagonal de La Plata, El Tiempo de Pergamino en provincia de Buenos Aires, El Tiempo Argentino que circula en Capital Federal y provincia de Buenos Aires, Miradas al Sur y recientemente La Mañana de Neuquén. En un relevamiento muy significativos, los datos reunidos de la Asociación de Diarios del Interior (Adira) y de la Asociación de Entidades Periodísticas Argentinas (Adepa) entre ambas instituciones pude contabilizar más de 200 medios gráficos. Se encontró que el 2,5% de los diarios, revistas y semanarios en la República Argentina ha decido no publicar avisos que fomentan la violación a los derechos humanos de las mujeres, niñas y niños. Es decir, más del 97 % de los medios gráficos del territorio nacional si están de acuerdo en publicar estos anuncios. Esta estadística refleja entre el 70 y el 80 % del total de los medios gráficos del país. Lo que significa que es bastante ilustrativa a los fines de esta nota periodística.
Hay que destacar en este contexto el comunicado del Foro de Periodismo Argentino (Fopea) manifestando en los primeros días del mes de julio de este año su preocupación por la publicación de avisos vinculados al proxenetismo y la trata de personas en los medios gráficos. Este es un aporte institucional de Fopea es muy valioso.
Las empresas periodísticas son parte de aquellas instituciones que mayor grado de impacto tienen en la construcción de subjetividades en la población. Entonces, lograr intervenir a través de manifestaciones discursivas, marchas, talleres y charla-debates en la reconfiguración del rol que tienen las empresas periodísticas en la actualidad, en casos como la lucha contra la trata de personas, es estar a favor de los derechos humanos, y en particular, a favor de los derechos humanos de las mujeres, niñas, niños y adolescentes. Y a partir de aquí obsérvese como ya en la superficie de un tema absolutamente complejo aparece la responsabilidad social en la lucha contra la trata de personas con fines de explotación sexual que tienen las empresas periodísticas y de la enorme trama que se teje en lo que es uno de los tres negocio ilegales más lucrativo del mundo, junto al tráfico de drogas y de armas según informá la Organización Internacional para las Migraciones. Y Neuquén es parte de esta densa trama de ilegalidad.
La trata de personas es un delito de tipo federal que suele ser cometido por grupos organizados que pertenecen y son parte de una estructura piramidal de poder de difícil visibilización. Sin embargo, hay mecanismos que sobreponerse a esta situación, exigir controles más eficaces y no consumir sexo de personas que están siendo esclavas y maltratadas.
Existen normas y mandatos internacionales que garantizan los derechos humanos de las mujeres. Como parte de ese abanico legal se encuentra la Convención sobre la Eliminación de Todas las Formas de Discriminación contra la Mujer, la Convención Interamericana para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contra la Mujer, el Protocolo de Palermo y la Ley Nacional 26.364/08 sobre Prevención y Sanción de la Trata de Personas y Asistencia a sus Víctimas.
Una tarea pendiente sobre este tema es que principalmente los municipios de la provincia del Neuquén y de quienes conforman los Municipios de la Región de los Valles y la Confluencia adhieran a aquellas iniciativas que no fomentan la trata de personas como puede ser prohibición de whisquerías y cabarets. Es importante recordar que en Argentina desde 1.933 está prohibida administrar o regentear, ostensible o encubiertamente casas de “masajes” como se las conoce en la actualidad.
El Observatorio de Derechos Humanos con sede en Neuquén, dependiente de la Secretaría de Derechos Humanos de la Nación y de la Universidad Nacional del Comahue, insta a que las empresas periodísticas observen y reproduzcan con el mayor grado de compromiso posible la posición asumida por el diario La Mañana de Neuquén.

*Lic. en Comunicación Social. Integrante del Equipo Técnico del Observatorio de Derechos Humanos con sede en Neuquén.
Correo: marcosnqn@hotmail.com
Cel.: 0299-154186055.

martes, 1 de junio de 2010

Escuchá hoy EL TIEMPO: Argentina en el siglo XXI y el lugar de la mujer en la historiografía nacional

"EL TIEMPO" por radio del Folclore 100.5 (Neuquén capital) los martes a las 19 horas.
Hoy martes 11 de mayo: Argentina en el siglo XXI y el lugar de la mujer en la historiografía nacional.

Idea, realización y conducción: Lic. Marcos Muñoz.
Colaboración: Dra. Silvia Contraffatto y la Lic. Julieta Ojunian.
Cortina musical: Walter Cuevas.
Invitados: Senador Eric Calcagno y la historiadora Dora Barrancos.
“El Tiempo” también lo podes escuchar los jueves por Radio Nacional Zapala a las 18 horas, los viernes por Radio Municipal Sayhueque a las 20 horas y por Radio Nacional Chos Malal los domingos a las 11 horas.

Correo: el.tiempo@hotmail.com
Gracias por la difusión.
Saludos cordiales.
Lic. Marcos Muñoz.

lunes, 31 de mayo de 2010

Marcos Muñoz: "Esta nota está dedicada a mis Lectores"

Este blog lleva dos años de existencia y el número de publicaciones es de 800 notas.
Las notas publicadas aquí han tenido por eje abordar temáticas vinculadas a los derechos humanos: denuncias, entrevistas a referentes, análisis, opinión, entre otras.
Desde el año 2008 hasta hace unos días, diariamente actualizaba este blog, buscando noticias en distintos diarios sobre el tema mencionada más arriba.
Este proyecto del blog lo retomé este año en formato radial. El programa se llama "El Tiempo" y se emite en vivo por Neuquén capital en la Radio del Folclore 100.5 los martes a las 19 horas, y se retransmite por Radio Nacional Zapala los jueves a las 18 horas, por Radio Municipal Sayhueque los viernes a las 20 y por Radio Nacional Chos Malal los domingos a las 11 horas. Y a estas radios se suma esta semana Radio Municipal Rincón de los Sauces. El proyecto radial está creciendo y con ello el tiempo que debo disponerle.
Por su parte el blog, ha sido y es para mí un espacio de expresión único como el programa de radio que estoy haciendo. La posibilidad de expresarse y marcar posiciones en distintos temas, la posibilidad de hablar y escribir cuando lo consideraba perntinente, me hizo volver a creer en el periodismo y la comunicación de masas.
Sumado a ellos, están las responzabilidades laborales y los estudios de posgrado que hago. Los tiempos para actualizar el blog diariamente se han reducido de manera considerable. He tenido que establecer prioridades y tomar decisiones porque todo no puedo hacerlo. El blog, este blog Comunicación Sin Fronteras, pasará a actualizarse de aquí en más una vez al mes, y mientas tanto seguiré evaluando otras alternativas de expresión desde la web.
Tengo para mis lectores anónimos que fundamentalmente desde distintos lugares de América Latina palabras de agradecimiento por visitar diariamente el blog. El blog Comunicación Sin Fronteras ha tenido siempre un promedio de 700 visitas mensuales. Es una cifra que me pone contento. Los que ingresaron a este sitio ha sido porque alguien les dijo qué tipo de notas se podía leer o a través de buscadores.
Este espacio sigue abierto y quedo como siempre a disposición a través de mi correo electrónico: marcosnqn@hotmail.com

Saludos cordiales.
Marcos Muñoz.
Pcia. del Neuquén-Argentina.

viernes, 28 de mayo de 2010

Condenaron a seis de los 27 policías de la U11

Para los magistrados no se pudo comprobar la existencia de torturas. Fueron castigados por "severidades y vejaciones agravadas". Dos de ellos tendrán cumplimiento efectivo de prisión. La pena más dura recayó en el jefe del grupo de requisa José Antonio Corillán quien deberá purgar cuatro años de cárcel de cumplimiento efectivo y fue inhabilitado para ejercer cargos policiales por ocho años. Uno de los jefes de la unidad recibió tres años de prisión en suspenso.

NEUQUÉN (AN).- La Cámara Criminal II resolvió absolver a 21 de los 27 policías de la Unidad Penal 11 acusados de torturar a los internos durante un motín en abril de 2004. De los seis condenados dos tendrán cumplimiento efectivo de prisión. A ninguno se lo encontró responsable del delito de torturas pero a los condenados se les atribuyó el delito de severidades y vejaciones agravadas por haber sido cometidas con violencia de acuerdo a lo previsto en el código Penal. La pena más dura fue para el jefe de requisa de los guardiacárceles, José Antonio Corillán, que deberá cumplir cuatro años de prisión efectiva y uno de los jefes de la unidad, René Fuentes, tres años de prisión

Los incidentes registrados durante las jornadas del 24, 25 y 26 de abril de 2004 -cuando Jorge Sobisch era gobernador y Luis Manganaro ministro de Seguridad- en los pabellones 1, 2 y 5 de la U11 generaron opiniones dispares entre los jueces Mario Rodríguez Gómez, Luis María Fernández y Juan José Gago. Esto surgió de la lectura de la sentencia ayer al mediodía en la sala de la Cámara Criminal ubicada en Irigoyen y Juan B. Justo de esta ciudad.

El trámite duró alrededor de dos horas y media en las que se registraron incidentes menores entre el público, que se mostró disconforme con la postura de los jueces cuando manifestaron que no se pudo establecer la existencia de torturas durante los incidentes. Esto obligó a que Fernández ordenara el retiro de la sala de cuatro personas quienes lo acusaron de tener intereses afines con la última dictadura.

En la resolutiva de la sentencia quedó en claro que los criterios comunes fueron los de Gago y Fernández que resolvieron absolver de culpa y cargo del delito de tortura a Juan Carlos Aravena, Héctor Ulloa, Héctor Telmo, Mario Mendoza, Ángel Ricardo Peña, Francisco Coronel, Luis Alberto Zárate, Wálter Crespo, René Fuentes, Manuel Montoya, Gustavo Melo, Fabián Muñoz, Ricardo Sambuesa, Rubén de la Fuente, Hugo Suárez, Wálter Contreras, Luis Velásquez, Jorge Suárez, Eduardo Calderón, Martín Palacios, Cristián Manuel Ramírez y Miguel Ángel Peña.

En tanto a los jefes de la unidad Manuel Montoya y René Fuentes se los absolvió del delito de torturas, omisión y conducta culposa. Pero a Fuentes se lo condenó a la pena de tres años de prisión de ejecución condicional más la inhabilitación especial para ejercer funciones policiales por el termino de seis años por ser coautor del delito de "severidades y vejaciones" agravado por haber sido cometidas con violencia de acuerdo a lo previsto en el código Penal. En igual condición fueron condenados Marcelo Cobati, José Luis Oses y Wálter Crespo. José Antonio Corillán, jefe del grupo de requisa, fue condenado a cuatro años de prisión de cumplimiento efectivo más la inhabilitación especial para ejercer funciones policiales por el termino de 8 años. Y Juan Carlos Aravena, miembro del grupo requisa, fue condenado a 3 años y 3 meses de prisión efectiva más la inhabilitación especial por seis años y seis meses.

http://www.rionegro.com.ar/diario/rn/nota.aspx?idart=376241&idcat=9521&tipo=2

miércoles, 26 de mayo de 2010

"La cárcel ya no está pensada para resocializar"

El objetivo de las prisiones es disciplinar. Y las vejaciones son moneda corriente. En la provincia de Buenos Aires muere un preso cada dos días. Las afirmaciones son del coordinador del Comité contra la Tortura, un organismo que integra la Comisión por la Memoria. El especialista presenció el juicio contra 27 policías realizado en la capital neuquina.

NEUQUÉN (AN)- Roberto Cipriano García es coordinador del Comité contra la Tortura, un organismo que integra la Comisión por la Memoria de la provincia de Buenos Aires que integran Hugo Cañón y Adolfo Pérez Esquivel, entre otros. Presenció una de las audiencias del juicio contra 27 policías acusados de torturas a presos de la Unidad 9, cuya sentencia se conocerá el jueves, y en esa ocasión dialogó con "Río Negro".

-La tortura está asociada con la obtención de información, pero en el juicio realizado en Neuquén se acusó de torturas a policías que cometieron acciones sin esa finalidad. ¿Qué se considera tortura?

-La Convención Interamericana contra la Tortura dejó de lado la cuestión de la finalidad, tampoco toma el concepto de gravedad, habla de padecimientos. Esto está vinculado con el fin que tiene la cárcel. Es una institución que nace con el capitalismo y fue pensada para resocializar a la persona. El lugar de la clase trabajadora era la fábrica, y cuando se descarriaba tenía la cárcel para resocializarse. A partir del neoliberalismo ya no existe una clase trabajadora como hace 200 años, y lo que hay es un gran sector de la sociedad que está excluido. Entonces surgió el problema del gobierno de esa parte excluida de la sociedad. La cárcel pasó a tener una misión diferente: ya no está pensada para resocializar sino para ser un depósito adonde van a parar los peores de los peores. Y lo que se genera es una situación de disciplinamiento a partir de un sistema de premios y castigos. Aquellos que no se adaptan son torturados, vejados, se los deposita por muchos años en un lugar donde el Estado no renunció a ese poder soberano de dar muerte. En las cárceles de la provincia de Buenos Aires muere una persona cada dos días.

-¿A la víctima que denuncia, se le dan garantías?

-Está instalado que el detenido miente para obtener un beneficio. Le puedo asegurar que los hechos de tortura que llegan a denunciarse son muy pocos porque el detenido sabe que no tiene protección judicial, que esa causa no va a llegar a ningún destino, que los responsables no van a pagar ningún costo, y sabe que corre el riesgo de seguir siendo custodiado por los mismos represores o sus compañeros.

-¿Quién controla al sistema penitenciario?

-Hay un pacto muy importante del poder político con la fuerza penitenciaria y con la policial. Son dos mega instituciones en la provincia de Buenos Aires. La Policía tiene 52.000 agentes, y el servicio penitenciario 22.000, ambas con un extenso despliegue territorial. Hay un pacto por los altos niveles de corrupción. Cada político que va pasando pacta con la policía el orden, la disciplina, a cambio de una ecuación económica para todos. Lo que no hay es una decisión política, un gobierno civil de esa fuerza, que viene con unas prácticas que se siguen reproduciendo de la dictadura para acá.

-¿Cuál es el rol del Poder Judicial en este cuadro?

-Es un problema de clase, una cuestión ideológica, es a quién juzgan los jueces y de qué sectores provienen hoy los magistrados.

Están juzgando a alguien al que ven como peligroso para su propia condición, piensan que ese delincuente puede robarle a él, a un familiar. Ese magistrado no va a juzgar de la misma manera, habrá excepciones, al político o al empresario corrupto con el que tiene vinculación, del que necesita para seguir ascendiendo.
http://www.rionegro.com.ar/diario/rn/nota.aspx?idart=374826&idcat=9521&tipo=2

Una fiesta con el pueblo en la calle

Flanqueada por José Mujica, Fernando Lugo, Evo Morales, Sebastián Piñera, Lula da Silva, Hugo Chávez y Rafael Correa, Cristina Fernández de Kirchner agradeció “la alegría” de la gente y resaltó que “estamos mejor que hace cien años”.

Por Nora Veiras

“Queríamos un Bicentenario diferente. Un Bicentenario popular con el pueblo en las calles. Hace apenas veintisiete años que tenemos una democracia continuada. Agradezco el patriotismo, la alegría con que millones han salido a las calles a festejar, a reír, a compartir”, dijo la presidenta Cristina Fernández de Kirchner al inaugurar la Galería de los Patriotas Latinoamericanos acompañada por sus pares de Uruguay, Brasil, Paraguay, Bolivia, Chile, Venezuela y Ecuador. Los retratos de Ernesto “Che” Guevara, Juan Domingo Perón, Evita, Salvador Allende, Hipólito Yrigoyen y José Martí, entronizados en la Casa Rosada, reflejaban que otra historia se está escribiendo. En las calles, millones –literalmente– participaban en una procesión pagana para conmemorar los doscientos años de la Revolución de Mayo. Lejos habían quedado en el recuerdo de un día inolvidable los dos Tedéum cuando entrada la noche los presidentes disfrutaban del magnífico “Desfile de los 200 años” antes de asistir a la cena en la Rosada.

Flanqueada por un óleo de Perón, con sus brazos en alto, la imagen del día que dijo: “Me llevo en mis oídos la más maravillosa música que es la voz del pueblo argentino” y la foto de Allende en su recorrida de asunción, la Presidenta recordó que ayer se cumplieron también siete años de la asunción del kirchnerismo. Destacó que “nuestros pueblos están mejor que hace cien años. El Centenario se festejó bajo estado de sitio, no existían los derechos sociales, era delito la actividad sindical, no se podía elegir libremente a nuestros gobernantes”. En un mensaje a la oposición, remarcó que “pudimos cumplir estos doscientos años con la más absoluta democracia de la que se tenga memoria” y advirtió: “seguramente nos equivocaremos, cometeremos errores, también tendremos aciertos, pero todos saben, aun los que no están de acuerdo con nosotros, que no tomaríamos ninguna decisión en contra de los intereses del pueblo”.


De a poquito

La Casa Rosada estaba de fiesta. Todos los detalles habían sido cuidados hasta la perfección. La prensa sólo podía observar desde un balcón del primer piso cómo se iba llenando la Galería de los Patriotas. En la sala principal, ciento cincuenta y seis invitados compartirían la cercanía con los presidentes Evo Morales (Bolivia), Hugo Chávez (Venezuela), José “Pepe” Mujica (Uruguay), Rafael Correa (Ecuador), Fernando Lugo (Paraguay) Sebastián Piñera (Chile), Lula da Silva (Brasil), y con los ex presidentes Martín Torrijos (Panamá) y Manuel “Mel” Zelaya, destituido por un golpe cívico-militar el 28 de junio del año pasado.

El diputado socialista Jorge Rivas, en silla de ruedas desde que en un asalto violento lo golpearon en la cabeza, fue uno de los primeros en llegar. Martín Sabbatella, ex intendente de Morón y también diputado, estuvo también entre los tempraneros. El filósofo Ricardo Forster y el gobernador de Mendoza Celso Jaque integraron la avanzada. Los ministros del Ejecutivo llegaron casi todos en hilera. Los diputados radicales Juan Carlos Marino y Ricardo Alfonsín fueron ubicados en la primera fila junto al presidente de la Corte Suprema de Justicia, Ricardo Lorenzetti, quien se apresuró a mirar el cartelito para ver a quién le sentarían del otro lado: le tocó el presidente de la Cámara de Diputados, Eduardo Fellner.

Mientras la Presidenta y el canciller Jorge Taiana se apostaban al final de la alfombra roja para recibir a los mandatarios extranjeros, los corrillos dejaban entrever afinidades e indiferencias. Los ministros Aníbal Fernández, Carlos Tomada, Amado Boudou y Julio Alak departían en un minigabinete. Mientras la ministra Nilda Garré se abría paso para ir a saludar a Rivas. Los gobernadores de Buenos Aires, Daniel Scioli y de Santa Fe, Hermes Binner, sentados codo a codo no encontraron tema de conversación. Sólo la irrupción para saludarlos de la presidenta de Abuelas de Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, les permitió intercambiar algunas palabras.

El diputado Dante Gullo entró al grito de “¡Alfonsín/Alfonsín!” para saludar a su colega, ocurrencia que no pareció causarle mucha gracia al destinatario. Hebe de Bonafini llegó acompañada por un grupo de Madres una vez que estaban casi todos ubicados. Habían quedado en un segundo salón

junto a Madres-línea Fundadora que también pasaron a la galería principal. Un sacerdote solitario se sentó detrás de los gobernadores. Sólo se acercó a saludarlo la diputada María Laura Leguizamón que pasó luego a otro salón. El embajador en Chile, Ginés González García provocó los gritos del cronista de CQC que intentaba, infructuso, de hacer oír sus ocurrencias desde las alturas. Zelaya y el secretario general de la OEA, Miguel Inzulza, también escucharon los alaridos y levantaron la cabeza: el camarógrafo, por lo menos, había logrado su objetivo.


Entrada triunfal

Ya se habían apoltronado los jefes de las Fuerzas Armadas cuando desde las pantallas de los LCD surgieron las primeras imágenes de los presidentes visitantes. Chávez cosechó los mayores aplausos junto a Correa y Evo. Menos fervor despertaron Lugo, Piñera, Mujica y Lula.

El retrato del Che, tomado por el fotógrafo Alberto Korda, enfrentado al óleo de Evita con la cabellera al viento escoltando a Perón y Allende y acompañados por el obispo salvadoreño Arnulfo Romero, Hipólito Yrigoyen, Getúlio Vargas y Víctor Haya de la Torre, corroboraban la concepción de un Bicentenario diferente. Rostros impensados en la historiografía oficial de América latina hasta hace apenas unos años. Patriotas elegidos por los actuales presidentes latinoamericanos al recibir la invitación de la presidenta argentina.

Cristina Fernández encabezó la entrada a la Galería de los Patriotas y se detuvo a darles un beso al diputado Rivas, a Hebe de Bonafini, a Taty Almeida y a Estela de Carlotto. Detrás suyo, Chávez, Correa y Evo repitieron los abrazos con Madres y Abuelas. El ex presidente Néstor Kirchner aprovechó el tumulto del ingreso para ubicarse en la primera fila, frente a su esposa y al lado de Zelaya.

Apenas se paró frente al atril y agradeció la visita de sus colegas latinoamericanos. Desde el segundo salón de la Galería donde compartían lugares Luis D’Elía, Marta Bianchi, Luisa Busnelli, Lito Cruz, María Seoane, Francisco “Tito” Nenna, Eduardo Luis Duhalde, Horacio González, Ariel Basteiro, Claudio Morgado, Juan José Alvarez, entre muchísimos otros, llegó el grito de “Patria sí, colonia no”.

Un video protagonizado por una nena con uniforme de escuela privada presentó a los “Patriotas del Bicentenario”. Los aplausos tronaron con el Che, Farabundo Martí, Augusto César Sandino, Túpac Amaru, Solano López, y llegaron al clímax con Allende, Belgrano, San Martín, Rosas, Yrigoyen, Perón y Eva. “Todos son los padres de la Patria grande”, repitió la nena y empezó el discurso oficial.

“En el Centenario queríamos parecernos a Europa y no ser nosotros mismos. Habíamos traído a un miembro de la Casa Real de España (N. de R.: por la Infanta Isabel de Borbón). Hoy, en cambio –más allá del respeto a España–, estamos aquí con quienes han abonado América con sus ideas, su sangre, sus ideales, que prodigan la libertad para la igualdad”, precisó la Presidenta. Haciendo un paneo por los rasgos de los presidentes, Cristina Fernández remarcó: “Si uno nos mira a todos nosotros, verá diferencias de orígenes pero un solo objetivo: que sus pueblos, sus sociedades tengan más libertad, más igualdad, una distribución más equitativa de la riqueza, más educación y más salud”.

En el Cabildo estaba esperando el espectáculo de luces y sonido y un poco más allá el desfile de Fuerza Bruta. Antes del “¡Viva la Patria!, ¡Viva Argentina!, ¡Viva América latina!”, la Presidenta agradeció a sus pares el apoyo unánime por el reclamo de soberanía en las Islas Malvinas. Una placa de bronce inmortalizó la Galería de los Patriotas y todos cruzaron caminando la Plaza de Mayo para seguir la fiesta en la calle.

El Bicentenario se convertía así en un hito de otra historia.
http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-146378-2010-05-26.html

sábado, 22 de mayo de 2010

El juez considera que no hubo una violación

El fiscal había pedido la detención de los tres acusados de tener sexo con una nena de 14 años. Consideró que cometieron “abuso agravado”. Pero el juez calificó el hecho como corrupción de menores. Ahora debe resolver la Cámara de Trenque Lauquen.

Por Carlos Rodríguez

Desde General Villegas

“Hablé con el juez de la causa (Gerardo Palacios Córdoba) y le dije que debería haber sido el abanderado de la marcha a favor de los abusadores.” El abogado Luis Tomás Correa, quien representa a la familia de la chica de 14 años que fue abusada en esta ciudad por tres adultos, es un hombre de carácter fuerte que siempre expone sus convicciones. Su enojo con Palacios Córdoba es porque “a pesar de los datos contundentes que hay en el expediente, él considera que no hubo una violación sino que los tres hombres sólo incurrieron en el delito de corrupción de menores y en la divulgación de material pornográfico”, por el video grabado con el celular de uno de los autores del abuso y cuyo contenido después se hizo público. “A pesar de la contundencia de las imágenes del video, en el cual se puede ver el abuso y las caras sonrientes de los tres abusadores, el juez desestima el delito de abuso agravado que tipificó el fiscal (Fabio Arcomano), en concurso real con corrupción de menores y difusión de material pornográfico, delitos que tienen una pena de 8 a 20 años de prisión. Lo del juez no se puede creer”, le dijo Correa a Página/12.

La causa está hoy a la espera de una resolución –que se conocería recién el miércoles próximo– de la Cámara de Apelaciones de Garantías de Trenque Lauquen, que debe resolver dos cuestiones cruciales. Por un lado, si confirma o no el rechazo del juez Palacios Córdoba al pedido de eximición de prisión presentado por la defensa de los tres imputados y, por el otro, si se inclina por la dura calificación del hecho que pide el fiscal o por la mucho menos grave que plantea el juez.

El fiscal Arcomano, en diálogo con este diario, ratificó su postura de pedir la detención de los tres imputados, José María Narpe, Mario Magallanes y Mariano Piñero, a los que acusa de “abuso agravado”, tal como lo contempla el artículo 119 del Código Penal, para quienes cometan un abuso sexual con “acceso carnal por cualquier vía” y en el que hubiera mediado “violencia, amenaza, abuso coactivo o intimidatorio”. El hecho debe considerarse agravado, según el inciso “D” del artículo 119, cuando el hecho fuera cometido “por dos o más personas, o con armas”.

Arcomano, al igual que el abogado de la familia, considera que el video “es muy contundente para configurar el delito cometido y no deja ninguna duda”. En su declaración testimonial, la chica relató que ella fue a una cita con uno de los imputados (sería Narpe), en su domicilio particular. Al llegar allí, para su sorpresa, se encontró con los tres hombres. “En esas circunstancias, ella no tuvo ninguna posibilidad de defenderse o escapar”, sostuvo el fiscal.

En el video, que dura unos 30 segundos, según explicó el doctor Correa, se observa una penetración múltiple por vía oral y de acuerdo con lo que declaró el abogado de la familia “se ven los rostros de los tres imputados, primero dos de ellos y después el tercero, que al principio fue el que tomó las imágenes con su celular”. El fiscal Arcomano, sin precisar ningún detalle, insistió en que “el video es muy contundente y exime de cualquier tipo de comentario” acerca de las configuración del delito.

Por su parte, el juez de Garantías de Trenque Lauquen Gerardo Palacios Córdoba, en una resolución fechada el 14 de mayo pasado, consideró por un lado que “no es viable” acceder al pedido formulado por la defensa de los acusados y por esas razones denegó “el beneficio de la eximición de prisión”. De todos modos, al expedirse sobre la carátula del hecho, optó por una figura opuesta a la esgrimida por el fiscal Arcomano.

La resolución del juez, a la que tuvo acceso Página/12, desestimó la configuración de la figura penal de “abuso sexual agravado” que contempla el artículo 119 del Código Penal. El magistrado se expidió respecto del “sentimiento de temor manifestado por la menor en la audiencia prevista por el artículo 102” del Código Procesal y que le impidió “resistirse al obrar de los imputados”.

Ese artículo del Código Procesal establece que las víctimas adolescentes de abuso sexual declararán en la Cámara Gesell, en la que escuchan las preguntas de las distintas partes del proceso, sin ver los rostros de quienes interrogan. El juez interpretó que lo dicho por la chica respecto del temor “se desvirtúa” porque eso “no se advierte al constatarlo con su declaración tomada en su conjunto y con el video obrante”.

“Por la tanto –concluye el magistrado– no encuentro acreditado en este primer acercamiento procesal los medios” alegados “de violencia y amenaza necesarios para configurar el tipo penal del delito en análisis”. En su argumentación citó al experto en Derecho Penal Edgardo Alberto Donna, quien en su libro Delitos contra la integridad sexual, definió la violencia como el acto de “energía física sobre la víctima o en su contra, con el fin de anular o vencer su resistencia”.

Palacios Córdoba sostuvo que “teniendo en consideración la declaración de la menor tomada en su conjunto, en cuanto se opuso a la realización de otros actos sexuales, no me permite advertir que la presencia de los tres sujetos mayores en el lugar del hecho le hayan producido un sentimiento de temor fundado y razonable como para configurar” la figura del abuso sexual agravado que requirió el fiscal Arcomano. En suma, el juez afirmó que se estaría frente a un caso de “corrupción de menores y difusión de material pornográfico”, delitos que podrían tener una pena de hasta diez años de prisión en este caso, por ser una chica menor de 18 años.

El abogado de la familia, Luis Tomás Correa, insistió en que es “realmente alarmante” lo dicho por el juez porque “en el video se ve claramente que hay tres adultos violándola. En ese punto, es muy claro el artículo 119, cuando dice que el abuso (violación) es agravado cuando es cometido por dos o más personas”. Correa aseguró que “lo que está diciendo el juez, en su resolución, coincide claramente con lo que expusieron en la calle los que marcharon para decir que los tres acusados son víctimas de una injusticia y que la chica es la culpable de todo. El juez bien podría haber escrito los estribillos que se cantaron en esa marcha. Se trató de una violación que fue premeditada porque sólo uno de ellos la citó y resultó que la estaban esperando los tres”.

Correa explicó que, de acuerdo con la interpretación del juez de la causa, “la chica habría incurrido en contradicciones en sus dos declaraciones y que por eso no le cree. No tiene en cuenta la contundencia de las imágenes que contiene el video”. Mencionó que “sin imágenes que corroboren la denuncia, el ginecólogo de Olavarría Jorge Lescano está acusado de abuso sexual agravado y de abuso sexual simple. ¿Cómo es posible que el juez (Palacios Córdoba) tenga una lectura tan distinta de casos tan similares que han ocurrido, los dos, en jurisdicción de la provincia de Buenos Aires?”.

El abogado de la familia recalcó que “es muy grave, para la normal continuidad de la causa” que los tres imputados sigan en libertad. “Los padres de la víctima (Blanca y Alberto) han recibido intimidaciones de todo tipo. Hubo marchas en favor de los imputados, lo que implica una clara amenaza contra los testigos y contra la familia, de manera que es imperdonable que no se haya resuelto de inmediato la detención de estas tres personas. La libertad de ellos tres no tiene ninguna explicación desde el punto de vista técnico y jurídico. Sólo se puede hablar de componendas que causan irritación en la sociedad”.

Recordó que en otros casos “varios jueces y los ministros de la Suprema Corte (bonaerense) han sostenido que cuando se trata de cuestiones que pueden provocar irritación social se debe ser muy prudente en las decisiones y actuar con sentido común”. Según Correa “cuando hay un robo de bicicleta en General Villegas, la persona es aprehendida y llevada de inmediato a Trenque Lauquen, puede estar detenida hasta cinco o seis días y después hay que sacarla de la cárcel”.

Correa dijo que la familia “está cada vez más sorprendida y golpeada. La chica pudo volver a la escuela (estudia en el Colegio Nacional de General Villegas), pero la situación que viven no es fácil y los jueces tienen que actuar como corresponde en un caso de tamaña gravedad”.
http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-146173-2010-05-22.html